L’omelia per la messa di Inizio Anno Pastorale e della festa del Nome di Maria (S. Maria in Stellanda – 12 settembre 2020), è stata pronunciata da Padre Patrizio Garascia, Superiore del Santuario dell’Addolorata di Rho, il quale ha ricordato quanto sia importante non dimenticare …il cuore di tutta l’attività che caratterizza le nostre comunità, “il perché ” e “il per Chi” facciamo tutto quello che mettiamo in opera”.

La nostra comunità, dice Padre Patrizio è composta da due facce di un’unica medaglia: la Chiesa di San Paolo e la Chiesa di Santa Maria in Stellanda.

Da una parte San Paolo ci dice che la Chiesa c’è per evangelizzare, e ci parla della visibilità della Comunità Cristiana; dall’altra parte Maria ci richiama a ciò che è invisibile ma che è più importante: l’anima.

Maria ci rivela che il segreto per vivere bene un anno pastorale è avere il fuoco dentro nel cuore: “quel fuoco nell’amore per il Signore che solo muove le nostre mani, la nostra bocca, i nostri piedi, la nostra persona che, con San Paolo e con tutta la Chiesa è chiamata a portare fino agli estremi confini con la terra l’annuncio del Vangelo”.

“Maria è l’immagine perfetta della Chiesa, in Lei siamo chiamati a specchiarci”.

Padre Patrizio ci consegna due spunti di riflessione.

Il brano di Vangelo, che parla dell’annunciazione, mette in evidenza il fatto che l’Angelo Gabriele non usa il nome proprio di Maria, ma si rivolge a Lei dicendo “rallegrati o piena di Grazia”, piena di quella grazia di Dio che si è riversata in Lei.

Come Maria ciascuno di noi è pieno di grazia ricevuta con il battesimo, il sacramento con cui Lui ci ha fatti suoi, donandoci lo Spirito Santo.

Per iniziare bene l’Anno Pastorale dobbiamo quindi riscoprire, innanzitutto chi siamo: figli amati da Dio, perché ciò che muove la nostra vita è l’amore con cui siamo amati. Dio ci stima, ci ama, sa chi siamo e conosce il nostro nome, sa quanti capelli abbiamo sulla testa e quello che abbiamo nel cuore.

Ciascuno di noi è il soggetto della vita pastorale, tutti sono chiamati con la propria fede, la speranza e la carità, ad alimentare la vita della comunità perché splenda di fronte al mondo.

Maria dice a San Paolo che la missione e l’evangelizzazione non è un’attività da mettere in opera, ma una vita che risplende. Noi attiriamo la gente a Gesù se brilliamo della luce che Gesù riflette su di noi. Evangelizza chi è pieno di Dio, chi lascia spazio a Dio”.

Nel cantico dei cantici la sposa dice allo sposo: ‘a ragione di te ci si innamora’. Se ci lasciamo amare dal Signore, se capiamo quanto lui ci ama, allora è facile innamorarsi di Lui e vivere di Lui.

Dunque in questo anno non siamo chiamati a fare grandi cose, ma “a vivere nel Signore perché poi Lui in noi trabocchi d’amore per i fratelli”.

Per questo l’Arcivescovo nella sua Lettera Pastorale ci chiede di invocare il dono della Sapienza.

La sapienza è uno dei doni della Spirito Santo, la conoscenza del Mistero di Dio, un mistero che col tempo e con il cammino non si finisce mai di penetrare ma è, dice l’Arcivescovo, anche quell’arte di vivere, quell’arte pratica dello stare al mondo perché ci aiuta a guardare tutto con gli occhi di Dio”.

Nella sua lettera l’Arcivescovo ci chiede di tornare all’essenziale imparando, tutti insieme a pensare, a leggere il significato di ciò che è accaduto e che sta accadendo, facendo esercizio di preghiera, di carità fraterna, di profezia, di ascolto e di dialogo.

Ci chiede di tornare all’essenziale, per ritrovare una semplicità di vita, per dire quello che conta. Poi fa l’elogio all’amicizia perché, dice, si può trovare sapienza solo se viviamo un’amicizia fra di noi.

La via che l’amicizia rende praticabile per giungere alla sapienza, è quella che si può chiamare conversazione. La conversazione è il discorso che si distingue dalla chiacchierata ordinaria, fatta di banalità, è il parlare che pone domande, che ascolta risposte, che non si affretta alla conclusione, prende sul serio le parole dette, le medita per entrarvi in profondità. Gli amici che hanno passato il tempo in conversazione tornano a casa loro ogni volta arricchiti, più pensosi e più lieti. Questa via che l’arcivescovo ci indica dell’amicizia la dobbiamo proprio invocare come dono”.

Padre Patrizio conclude dicendo che la Sapienza ha dentro l’allusione al gusto, al sapore, al gusto di vivere.

E ci lascia queste parole:  “Signore a me non basta conoscere, non basta neanche vivere, voglio gustare, gustarti Signore, perché solo se arrivo ad incantarmi di fronte alla bellezza che Tu sei, per la vita mia e di ogni persona allora vivo veramente nel nome che Tu mi hai dato, un nome nuovo, come Maria, pieno di Te, pieno di Grazia” Signore Comunicati a noi attraverso Maria, vieni Spirito Santo, vieni attraverso Maria e vieni a visitare la nostra Comunità, perché sia una comunità viva credibile, entusiasta”.

Omelia di P. Garascia

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